NON C’È DIALOGO SENZA CONFRONTO.

Qualche tempo fa, su questo blog, avevamo pubblicato un post sul confronto, e avevamo
visto cosa fosse e a quali risultati esso porti all’interno della società.

A tale proposito, il politico francese Jean Monnet (ispiratore del progetto di integrazione
europea) nelle sue memorie ha scritto: “capirsi reciprocamente è difficile, ma quando il
sospetto è stato eliminato si è già fatto molto.” (1).

Segno che perché vi sia un confronto serio e leale, si deve cercare di sgombrare, dalla
nostra mente, ogni tipo di sospetto o di pregiudizio che abbiamo nei confronti
dell’interlocutore che ci sta davanti, o che lo stesso interlocutore ha nei nostri confronti.

Tutto ciò è possibile solo dialogando e mostrando al nostro interlocutore disponibilità ad
ascoltare le sue idee, ma anche dimostrando la concreta disponibilità a rispondere in
modo chiaro ad ogni domanda o dubbio. È un lungo e complesso lavoro diplomatico, non
solo ai livelli più alti della diplomazia, ma anche nella nostra quotidianità: in famiglia o sul
luogo di lavoro.

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P.S : Ci rendiamo conto che queste sono poche righe su un tema articolato e complesso,
e sul quale vi potremo ritornare in futuro. Ci sembrava tuttavia importante aggiungere i
concetti che qui abbiamo espresso, per chiudere (almeno per ora) il cerchio.

NOTE E FONTI:
(1) : Jean Monnet, 101 criteri per l’azione. Edito dalla Comunità Economica Europea
(1988).

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