LA STELLA DEL PACIFICO.

Ci sono giornate nella vita di ognuno di noi, in cui la stanchezza fisica e morale prendono il sopravvento sulla nostra capacità di interazione con il prossimo e la storia che voglio raccontarvi inizia proprio in questo modo.

L’ultima giornata della rassegna Vinitaly 2011, il lunedì, esausta e provata per le tribolate serate precedentemente spese e per il lavoro durante l’evento, decido di entrare in fiera un po’ prima dell’orario canonico e di buona lena , valicando stand e padiglioni e incrociando gli sguardi assonnati di qualche guardiano, mi avvio verso il remoto padiglione 11, la fine lontana della fiera per un appuntamento con un amico.

L’amico appassionato, romantico e innamorato del suo mestiere fa l’importatore di vini e come me condivide la grande ammirazione per la viticoltura francese.

Arrivata al suo stand, meravigliosamente allestito fra trasparenze e colore, trovo oltre al suo caloroso benvenuto , un omone alto e di buona stazza, con una barba da eroe epico ma dal viso buono e solare: 30 secondi e improvvisamente da una stretta di mano nasce una sensazionale scoperta.

Questo gigante buono si chiama Antonio, e con il suo italiano britannico mi introduce a grandi linee la storia della sua vita: una storia che vorrei raccontarvi per unicità e particolarità, e perché parla di come la nostra italianità riesca a muovere e smuovere gli animi e i progetti di un’esistenza.

Antonio è padovano, il suo nome è una garanzia.

Nasce nel nostro amato nord est nel 65’ e dopo una laurea in filosofia si imbarca in un’avventura che lo porterà a spostare barche a vela da un continente all’altro.

Ed è proprio in uno di questi viaggi che Antonio conosce un uomo, un compagno di avventura, che sarà con lui per qualche mese nel tragitto che insieme dovranno compiere per riportare queste vele dall’altra parte del globo.

L’uomo, un giorno, in cui il vento non pareva davvero voler soffiare, dà ad Antonio l’indirizzo di un personaggio che abita in Nuova Zelanda e gli consiglia di andarlo a trovare.

Antonio, seppur scettico, ascolta le parole di questo richiamo e finisce in quest’isola a sud dell’Australia e dalla quale non riuscirà a staccarsene più.

Inizia così, quasi per gioco, per sfida o per dissociato pensiero politico, il viaggio di questo viticoltore che sta sconvolgendo con le sue teorie il mondo del vino.

Antonio, parte allevando bestiame, Angus per la precisione e ovini per la lana e finisce per scherzo impiantando vigne in un territorio che è vergine, incontaminato e dove il segno atroce e devastante dell’uomo moderno è ancora fortunatamente appena accennato.

E cosi alla fine degli anni 90’ parte questa scommessa che si concretizzerà agli inizi del 2002 con la Pasquale Viticultura e con la prima vinificazione.

Questo lembo di terra fra il Pacifico e l’Australia, patria dei Maori, conosce l’impianto della vitis vinifera dal 1800 e nel 1902 un altro veneto, un tale Romeo Bragato viene spedito prima in Australia e poi qui per prendersi cura di una stazione sperimentante che controllava e che avvalora la teoria che il terreno è uno dei più fertili e adatti al mondo per la produzione di vino.

Sono stati i neozelandesi a coniare ed adottare il termine “ lifestyle winery” nel senso dell’adozione di uno stile di vita bucolico ove ci si occupi in maniera scientifica dell’ambiente e al contempo di uno dei prodotti più preziosi fra quelli creati dalla natura

E in questi luoghi, a giudicare dalle foto che Antonio mi mostra il paesaggio naturale è ancora paradisiaco: un susseguirsi incontaminato di valli e montagne, di laghi e fiumi, colline e frastagliate scogliere sull’oceano, con rarissime tracce di urbanizzazione.

Uno scenario davvero da documentario naturalistico, dove Antonio ha immerso la sua Farm e la sua deliziosa famiglia.

La filosofia di vita del nostro protagonista riemerge quando mi mostra le etichette delle sue bottiglie: una stella nera su sfondo bianco. Nel simbolismo la stella rappresenta l’equilibrio perfetto fra uomo e natura e fra gli elementi naturali ed è questo che poi si evince quando si mettono al naso e in bocca i suoi nettari.

Un meticoloso lavoro nel vigneto che contempla in prim’ordine il rispetto assoluto per il terreno, per la pianta che non subisce nessun tipo di trattamento fitosanitario e l’evoluzione di un sistema di coltivazione organica di erbe che serviranno a rimpolpare il terreno sottostante i filari.

Ad ogni anno di vinificazione, viene assegnata una frase in latino che meglio evidenzia le caratteristiche della singola vendemmia.

Per questo 2011, il nostro viticoltore ha scelto il motto : ” per aspera ad astra”.

Si, cari amici, e quale frase meglio di questa, sintetizza la storia contemporanea di questo passaggio che l’umanità sta attraversando?

E se davvero attraverso le controversie e le ostilità giungessimo a qualcosa di straordinario??

I suoi vini, parlano di lui, del territorio di quest’isola attorniata dall’oceano e spazzata dai venti, delle colline vergini, delle escursioni termiche e dell’azzurro dei suoi cieli.

Sono una fresca esplosione di profumi, leggeri delicati, di agrumi e di fiori d’arancio, di frutta fresca, pere, mele verdi, frutta tropicale, erbe aromatiche, di terra bagnata e mineralità salmastre.

Che cosa aspettarsi poi da un vino che arriva dalla parte opposta del mondo?

Dal lembo più meridionale e orientale del nostro pianeta?

Un’eleganza ed una raffinata evoluzione in bocca che finiscono per farci ritornare col pensiero a quanto abbiamo fatto provare alle nostre narici. In quei pochissimi istanti, mentre il salone del vino riprendeva il suo brulicante lunedì, mi immergevo in questa piacevolissima degustazione collezionando una dietro l’altra le emozioni di questo suo grande progetto di vita.

Pinot grigio, pinot gris, riesling, gewurztraminer, viogner, un blend dal nome altisonante Alma Mater e due cru di pinot nero provenienti da due diverse vallate dell’isola.

Il tempo scorre velocemente e ormai devo ritornare nel tumultuoso vociare di una fiera che volge al suo termine. La mia giornata riprende da qui… con la Nuova Zelanda nel cuore e con gli occhi lucenti di Antonio, che mi salutano e mi invitano ad andarlo a trovare nella sua strepitosa isola dei kiwi……

E come potrei non ascoltarlo e non accettare questo suo invito????

Micaela Madesani per progetto I.L.I.E.

Ringraziamo la Pasquale Viticoltura e il signor Antonio,  per la gentile concessione delle immagini.

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