03 – UN PICCOLO VIAGGIO TRA GLI STEREOTIPI E I PREGIUDIZI

Il bello, o per meglio dire, il brutto degli stereotipi e dei pregiudizi, è che colpiscono prima o poi tutti indistintamente: gli inglesi, i francesi, i tedeschi hanno stereotipi e pregiudizi reciproci, ma anche nei confronti degli italiani; di contro gli italiani ne hanno altrettanti nei confronti degli inglesi, dei francesi o dei tedeschi, eccetera. Ad esempio: gli inglesi sono snob e le loro case sono sporche; i francesi sono sciovinisti; i tedeschi sono rigidi, inflessibili e mangiano male, mentre gli scozzesi sono tirchi, eccetera.

Ma nonostante ciò quei pregiudizi, quegli stereotipi, nel tempo, non hanno mai aiutato chi lasciava l’Italia per andare all’estero in cerca di fortuna, come ho già avuto modo di dire nei post precedenti.

Le storie di quegli emigranti in parte sono state dimenticate, sostituite da quelle storielle tranquillizzanti che ci raccontavamo: ovunque fossero andati i nostri emigranti, essi venivano trattati con rispetto ed erano ben accolti; oppure che si inserivano senza problemi. Comunque “non c’è paese che non si sia arricchito, economicamente e culturalmente, con l’apporto degli italiani”(7). E tutto ciò nonostante vi fosse la forte diffidenza nei confronti dei nostri connazionali.

Così sta accadendo oggi nel nostro Paese e di nuovo, verso altre etnie, nella nostra cara e vecchia Europa, una lezione, quella che arriva dal passato, che non dobbiamo dimenticare, se vogliamo costruire una società nuova e migliore, in pace con sé stessa, senza tuttavia cadere in facili e odiosi buonismi.

Quindi servono sì regole da fare rispettare, ma bisogna sempre e comunque trattenerci da quell’odiosa voglia di giudicare, di pensare di essere i migliori, senza conoscere davvero gli altri : “Vale per tutti, dall’Australia alla Patagonia. Ma più ancora, dopo decenni di violenze e stereotipi visti dall’altra parte, dovrebbe valere per noi”(8).

Dobbiamo, quindi, pensare che la “diversità è una ricchezza”, come dice il Vangelo. Solo così, apprezzando e valorizzando le idee e le diversità, riusciremo a creare una società migliore, rispettosa dell’uomo e della sua dignità.

Un emigrante italiano dalla nave indica la statua della libertà.

Testo di: Michele Tonin per progetto I.L.I.E.

Illustrazione di: Davide Z. per progetto I.L.I.E.

FONTI:

(7) da: Gian Antonio Stella – “L’orda, quando gli albanesi eravamo noi.” – Rizzoli, Milano, 2002, pag. 10.

(8) da: Gian Antonio Stella – “L’orda, quando gli albanesi eravamo noi.” – Rizzoli, Milano, 2002, pag. 18.

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