MANTOVA, FIGLIA DEL FIUME MINCIO

Terra natia del poeta latino Virgilio, del pittore Andrea Mantegna e dell’architetto Leon Battista Alberti. Ma è anche la sede dell’attuale Festivaletteratura ed è la città che fa da sfondo all’opera lirica Rigoletto.

Così, lo scorso 22 giugno, noi di progetto I.L.I.E siamo andati a visitare questa tranquilla località lombarda, figlia del fiume Mincio. Perché – vi starete chiedendo – abbiamo scelto di visitare questa città? La scelta è caduta su Mantova perché molti di noi la conoscevano soltanto superficialmente, quindi ci incuriosiva saperne più. Il percorso che abbiamo compiuto è stato: palazzo Te, palazzo San Sebastiano, Basilica di Sant’Andrea ed infine il Duomo. Palazzo Ducale lo abbiamo dovuto saltare per questioni di tempo.

Mantova ci accoglie con una radiosa giornata di sole e pertanto decidiamo di raggiungere a piedi Palazzo Te. All’esterno è in corso una esposizione di auto d’epoca. Alcune persone ci chiamano a votare l’auto che ci piace di più, ma noi gentilmente decliniamo l’invito e ci dirigiamo verso la biglietteria del palazzo.

Incerta appare l’origine del nome del luogo dove sorge il palazzo: secondo alcuni deriverebbe dal nome antico della zona e denominata Tejet; secondo altri, invece, da Tejo, l’ultimo re ostrogoto che pare avesse deciso di sostarvi. Un’altra versione vuole che il nome derivi da Tejeto, ovvero villaggio di capanne.

Sia quel che sia, palazzo Te è un’ opera unica nel suo genere, realizzata tra il 1525 e il 1535 da Giulio Romano per conto del marchese Federico II di Gonzaga. La pianta del palazzo è quadrata con un cortile centrale ed un grande giardino retrostante, tale da conferirgli un ampio respiro architettonico.

La visita inizia proprio con la visione di un plastico che rappresenta l’intero palazzo. Guardando la riproduzione posta di fronte a noi, ci domandiamo se riusciremo a visitarlo completamente. Iniziamo a visitare questo edificio sapendo soltanto che è un gioiello e come tale, armati di audio-guida, ci accingiamo a scoprirlo un po’ alla volta, senza fretta.

Ogni sala ci lascia stupiti sia per la vastità degli affreschi sia per gli effetti visivi adottati, come i marmi dipinti in modo talmente perfetto da sembrare veri. O i soffitti a cassettoni riccamente decorati. Ma sono le sale come quelle di Psiche, dei Giganti, dello Zodiaco o dei Cavalli a destare in noi interesse per i molti ed intensi dipinti dai quali scorgiamo cavalli rappresentati a grandezza naturale, tanto da sembrare veri, o uomini e donne che mostrano la propria sessualità senza velature e senza pudore.

Non vi è alcuna parte di questo palazzo che non sia stata dipinta o decorata in vario modo. Persino il giardino sembra essere uscito da un quadro! Ogni sala è un’emozione e una continua caccia al particolare. Dalla visione del palazzo il visitatore se ne esce con l’idea che Federico II° di Gonzaga fosse un uomo alquanto libertino e soprattutto poco incline a farsi influenzare dal clero, ammesso che qualche prelato dell’epoca sia mai entrato in questo luogo. Sia chiaro: non voglio passare per un bacchettone, ma pensiamo a quel che era il pensiero dell’epoca per quanto riguarda l’esibizione della sessualità e il rapporto con il pudore, possiamo ben capire che le scene riprodotte potevano fare un certo effetto e che per fortuna oggi non fanno più scandalo. Anche se va detto e considerato che tutto è in perfetta armonia.

Palazzo Te è un luogo da visitare senza esitazione alcuna, perché ospita anche delle raccolte di quadri e di reperti storici davvero interessanti, come le varie unità di misura esistenti in loco prima dell’avvento di Napoleone e la raccolta egizia, presente ai piani superiori.

Insomma, questo tesoro d’arte è uno scrigno nello scrigno che non smette di stupire ed incuriosire il visitatore. Anche noi, una volta usciti, siamo rimasti soddisfatti, ma a quel punto, dopo esserci nutriti di cultura dovevamo pensare a nutrire il nostro corpo, prima di rimetterci nuovamente in cammino alla scoperta di altri luoghi di questa splendida città.

#diariomantovano

Testo di: Michele TONIN per progetto I.L.I.E.

Foto di: Omar Basoni per progetto I.L.I.E.

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