NOVA GORICA, L’ALTRA PARTE DEL CIELO GORIZIANO

L'insegna della città Slovena, fotografata dal territorio italiano.

L’11 luglio scorso noi di Progetto I.L.I.E. abbiamo oltrepassato la frontiera italiana, mettendo piede sul suolo sloveno. Che emozione vedere i segnali stradali indicanti il cambio di Stato e poi mettersi a cavallo della linea di confine! Ma prima di trattare questo punto, desidero raccontare come realmente si sono svolti i fatti, con gli errori e annessi e connessi.

Avevamo cercato informazioni sui mezzi di trasporto per Nova Gorica sia in Internet sia alla stazione ferroviaria di Gorizia, punto di partenza del breve viaggio. Le alternative erano solo due e alla fine abbiamo optato per un pullman che faceva la spola tra le due città ogni ora e per il quale non c’era bisogno di comprare in anticipo il biglietto… A dirla tutta, saliti a bordo, al posto del biglietto ci siamo visti consegnare dietro compenso una semplice ricevuta. Cosa viene naturale pensare in una situazione del genere? Ovviamente, che il pullman porta a termine la corsa nel cuore di Nova Gorica. E così non abbiamo sentito il bisogno di chiedere informazioni ulteriori.

Ci siamo resi conto solo in seguito, una volta arrivati al capolinea, che avevamo percorso una normale tratta urbana, con tanto di fermate alle quali nessuno è mai sceso né salito a bordo. Avremmo dovuto fermarci molto prima di arrivare nell’angolo più remoto della cittadina. Come noi, altri turisti avevano commesso lo stesso sbaglio.

Ma perché non fornire informazioni chiare? Perché non specificare le fermate, come avviene normalmente sui tabelloni degli autobus? La questione più curiosa è che quando siamo andati in cerca di spiegazioni (a un punto informazioni!) l’operatore non capiva minimamente la nostra lingua. Personalmente, sono stata in altri luoghi di confine, come Liguria, Alto Adige e Nord del Veneto, e non ho dubbi sul fatto che le due lingue limitrofe siano parlate correntemente dagli abitanti locali, soprattutto nei centri di informazione turistica. A Nova Gorica no.

Allora ho notato che anche i segnali stradali, una volta al di là del confine, sono diversi e scritti esclusivamente in lingua slovena; mentre per i cartelli bilingue delle nostre località di confine vale quanto detto sopra. Cosa vorrà mai dire un distacco così netto?

Nel pieno delle mie elucubrazioni, dopo i suggerimenti ottenuti in inglese, siamo ritornati indietro con lo stesso autobus, raggiungendo finalmente Piazzale della Transalpina, il punto più simbolico della linea di confine.

Lì abbiamo scattato le fotografie di rito, con un piede in Italia e l’altro in Slovenia, e abbiamo infine visitato la stazione ferroviaria ottocentesca. Altro non abbiamo potuto vedere, dato che i monumenti si trovano dislocati sul territorio e il trasporto pubblico lascia piuttosto a desiderare…

Adesso posso esporre le mie considerazioni su questa terra di frontiera. Cosa mi porto dentro di ciò che ho visto? Senza dubbio ricorderò sempre i lunghi viali alberati che abbiamo percorso in autobus. Ma anche i vertiginosi grattacieli che sembravano voler emulare quelli delle varie metropoli mondiali. Palazzi spaventosamente alti, rivestiti di specchi, arroganti nella loro modernità, piantati accanto a quelli più vecchi e scrostati in una disarmonica omogeneità.

Nelle zone circostanti, invece, si ergono piccole casette con i fiori sul davanzale, graziose per la cura con cui sono state edificate e per niente dissimili dalle abitazioni italiane. Ecco, se a Gorizia l’architettura ha un’impronta fortemente slava nello stile (e nell’uso dei colori), a Nova Gorica sembra di stare in Italia. Confesso che è destabilizzante. Il nostro popolo ha cercato nei secoli scorsi di ereditare un sapore mitteleuropeo, come segno di apertura e di confronto con gli altri Stati. Ma cosa ha spinto la Slovenia a imitare da noi?

E poi, per contrasto, quali sono le ragioni del rifiuto al bilinguismo? Sembra quasi che Nova Gorica (Nuova Gorizia) si trovi in condizione di rivalità con la gemella italiana. Conseguenza del trattato di Rapallo? Della Seconda Guerra Mondiale? Chissà…

Segreti di un luogo di frontiera, dove si percepisce chiaramente che è ancora presente una barriera tra le società confinanti, seppure il muro sia stato fisicamente abbattuto, ma dove sono anche evidenti aspetti di notevole somiglianza, forse più di quanto se ne rendano conto gli abitanti del luogo.

Nova Gorica.

Il cippo che demarcava il confine italo-sloveno.

La piastra posta per metà in territorio italiano e per metà in territorio sloveno.

#diariogoriziano

Foto di: Omar BASONI ed Elena SALGARI

Testo di: Elena SALGARI

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