IL BELLO DEL DOMANI

febbraio 24th, 2016 by michele

Cari amici,

ricominciamo a pubblicare. Ricominciamo a scrivere. Torniamo a riannodare i fili di un discorso lasciato in sospeso per molti motivi. Sarà un percorso un po’ diverso, per come lo avevamo sino ad ora inteso.

Ma cosa troverete nel corso di questo nuovo cammino? Diversi ed interessanti articoli, nuovi disegni, ma anche varie poesie. Vi starete chiedendo: perché anche le poesie? A questa domanda vi rispondiamo con le parole del grande Leonardo da Vinci: “La poesia è una pittura che si sente e non si vede” ma – aggiungiamo noi – trasmette grande forza ed emozione.

In questi lunghi mesi in cui siamo rimasti fermi abbiamo cercato di “pesare” le potenzialità del gruppo e abbiamo cercato di verificare se avevamo ancora cose da dire: le idee non mancano e che le cose da dire sono molte e ancora più forte è la voglia di continuare a scommettere sul futuro di questa nostra realtà. La strada è lunga e le sorprese (speriamo positive) sono sempre dietro l’angolo ed è questo il bello del domani.

Il Consiglio direttivo di “progetto I.L.I.E.”

I MIGRANTI E LE NOSTRE COSCIENZE LACERATE

settembre 4th, 2015 by michele

Un emigrante italiano dalla nave indica la statua della libertà.

L’attualità entra prepotente, come la lama di un coltello, lacerando non la nostra carne, ma le nostre coscienze. La foto del corpo di un bimbo siriano, morto mentre attraversava su un barcone il tratto di mare che divide la Turchia dalla Grecia, scuote l’Europa. Sembra di rivedere i nostri avi che si imbarcavano sulle navi per raggiungere l’America. Viaggi della speranza, organizzati da persone senza scrupoli ieri come oggi. I volti degli emigranti di ieri simili ai volti dei migranti di oggi. Le tragedie, i morti di ieri e le tragedie e i morti di oggi. Nulla sembra cambiare. Ora abbiamo la possibilità di vedere come furono trattati i nostri emigranti e abbiamo l’opportunità di non ripetere quegli stessi errori, per costruire, in un modo migliore, una possibile convivenza.

Testo di Michele Tonin per progetto I.L.I.E.

Disegno di Davide Z. per progetto I.L.I.E.

QUEL 24 MAGGIO 1915

maggio 27th, 2015 by michele

Cent’anni fa l’Italia entrava in guerra contro l’Austria. Di fatto con l’inizio delle ostilità per noi iniziava la partecipazione al primo conflitto mondiale. In questi ultimi tempi, in occasione dell’avvicinarsi del centenario, sin troppi hanno scritto cose a riguardo e noi, per non ripetere le cose già dette, vi proponiamo, senza alcun commento, l’incipit del libro di Gianni Pieropan dal titolo: “Ortigara 1917 – Il sacrificio della sesta armata”, pubblicato dall’editore Mursia nel 1975:

<<Alle ore quattro del 24 maggio 1915 il forte italiano, eretto sulla rocciosa sommità del Monte Verena, spara la prima cannonata che riempie di echi fragorosi e di sinistri rimbombi le valli, i costoni, gli anfratti delle Prealpi Vicentine: gli albori del giorno illividiscono appena le cime che per quarantun mesi saranno sanguinosamente contese.

Secondo altre testimonianze, sembra che sul far della sera innanzi il Forte Verle abbia sparato alcune granate contro pattuglie italiane in avanscoperta da Cima Mandriolo verso i Marcai.

E’ la guerra.>>.

Così iniziò la nostra avventura nel primo conflitto mondiale.

Testo di: Michele Tonin

LA TRANSALPINA

gennaio 31st, 2015 by michele

A Gorizia tutti la chiamano familiarmente la “Transalpina”, <<ma che cos’è?>>, vi starete chiedendo. È una stazione ferroviaria che non si trova in territorio italiano, bensì sul suolo sloveno. Di fatto è la stazione ferroviaria di Nova Gorica che collega la città all’intera Slovenia. Il nome pare derivi dal fatto che tale presidio ferroviario si trova proprio sulla tratta omonima, realizzata agli inizi del XX° secolo, sotto il dominio austroungarico, per collegare la città di Trieste all’Austria.

La stazione è un imponente edifico che si trova proprio a ridosso dell’antico confine che sino al 30 aprile 2004 divideva l’Italia dalla Slovenia. Entrare al suo interno significa fare un autentico balzo nel passato: gli arredi paiono essere quelli originali del primo decennio del ’900. La costruzione risale infatti al 1906. Peccato che il corridoio centrale, che separa l’atrio dalla zona di accesso ai binari, sia un po’ trascurata.

Sinceramente questo edificio meriterebbe una maggiore attenzione, perché oltre ad essere un luogo pubblico è anche uno dei pochi edifici storici esistenti in questa cittadina; ma è anche il biglietto da visita di Nova Gorica sia per chi arriva con il treno sia per chi arriva con il bus. Non solo: è uno degli ultimi simboli di quel che fu l’impero austroungarico e dell’epoca in cui fu costruito: la belle époque.

Fa comunque piacere vedere questo luogo di transito di turisti (e non solo) essere posto di fronte al confine di un tempo ed oggi di fronte a piazza Europa, che per metà sorge in territorio italiano e l’altra metà in quello sloveno (anche se gli sloveni la chiamano piazza della Transalpina). Un modo per congiungere il passato con il presente e guardare al futuro, ma anche per saldare idealmente l’unione tra l’Europa occidentale e quella orientale sotto la bandiera delle dodici stelle d’oro in campo blu. Che passi da qui il treno per la nuova Europa?

La stazione ferroviaria di Nova Gorica.

La bandiera dell'Unione europea e quella slovena.

Il cippo che ricorda il luogo dove sorgeva un tempo il confine italo-sloveno.

La piastra posta per metà in territorio italiano e per metà in territorio sloveno.

#diariogoriziano

Foto di: Omar BASONI, Elena SALGARI e Michele TONIN per progetto I.L.I.E.

Testo di: Michele TONIN per progetto I.L.I.E.

NOVA GORICA, L’ALTRA PARTE DEL CIELO GORIZIANO

gennaio 16th, 2015 by michele

L'insegna della città Slovena, fotografata dal territorio italiano.

L’11 luglio scorso noi di Progetto I.L.I.E. abbiamo oltrepassato la frontiera italiana, mettendo piede sul suolo sloveno. Che emozione vedere i segnali stradali indicanti il cambio di Stato e poi mettersi a cavallo della linea di confine! Ma prima di trattare questo punto, desidero raccontare come realmente si sono svolti i fatti, con gli errori e annessi e connessi.

Avevamo cercato informazioni sui mezzi di trasporto per Nova Gorica sia in Internet sia alla stazione ferroviaria di Gorizia, punto di partenza del breve viaggio. Le alternative erano solo due e alla fine abbiamo optato per un pullman che faceva la spola tra le due città ogni ora e per il quale non c’era bisogno di comprare in anticipo il biglietto… A dirla tutta, saliti a bordo, al posto del biglietto ci siamo visti consegnare dietro compenso una semplice ricevuta. Cosa viene naturale pensare in una situazione del genere? Ovviamente, che il pullman porta a termine la corsa nel cuore di Nova Gorica. E così non abbiamo sentito il bisogno di chiedere informazioni ulteriori.

Ci siamo resi conto solo in seguito, una volta arrivati al capolinea, che avevamo percorso una normale tratta urbana, con tanto di fermate alle quali nessuno è mai sceso né salito a bordo. Avremmo dovuto fermarci molto prima di arrivare nell’angolo più remoto della cittadina. Come noi, altri turisti avevano commesso lo stesso sbaglio.

Ma perché non fornire informazioni chiare? Perché non specificare le fermate, come avviene normalmente sui tabelloni degli autobus? La questione più curiosa è che quando siamo andati in cerca di spiegazioni (a un punto informazioni!) l’operatore non capiva minimamente la nostra lingua. Personalmente, sono stata in altri luoghi di confine, come Liguria, Alto Adige e Nord del Veneto, e non ho dubbi sul fatto che le due lingue limitrofe siano parlate correntemente dagli abitanti locali, soprattutto nei centri di informazione turistica. A Nova Gorica no.

Allora ho notato che anche i segnali stradali, una volta al di là del confine, sono diversi e scritti esclusivamente in lingua slovena; mentre per i cartelli bilingue delle nostre località di confine vale quanto detto sopra. Cosa vorrà mai dire un distacco così netto?

Nel pieno delle mie elucubrazioni, dopo i suggerimenti ottenuti in inglese, siamo ritornati indietro con lo stesso autobus, raggiungendo finalmente Piazzale della Transalpina, il punto più simbolico della linea di confine.

Lì abbiamo scattato le fotografie di rito, con un piede in Italia e l’altro in Slovenia, e abbiamo infine visitato la stazione ferroviaria ottocentesca. Altro non abbiamo potuto vedere, dato che i monumenti si trovano dislocati sul territorio e il trasporto pubblico lascia piuttosto a desiderare…

Adesso posso esporre le mie considerazioni su questa terra di frontiera. Cosa mi porto dentro di ciò che ho visto? Senza dubbio ricorderò sempre i lunghi viali alberati che abbiamo percorso in autobus. Ma anche i vertiginosi grattacieli che sembravano voler emulare quelli delle varie metropoli mondiali. Palazzi spaventosamente alti, rivestiti di specchi, arroganti nella loro modernità, piantati accanto a quelli più vecchi e scrostati in una disarmonica omogeneità.

Nelle zone circostanti, invece, si ergono piccole casette con i fiori sul davanzale, graziose per la cura con cui sono state edificate e per niente dissimili dalle abitazioni italiane. Ecco, se a Gorizia l’architettura ha un’impronta fortemente slava nello stile (e nell’uso dei colori), a Nova Gorica sembra di stare in Italia. Confesso che è destabilizzante. Il nostro popolo ha cercato nei secoli scorsi di ereditare un sapore mitteleuropeo, come segno di apertura e di confronto con gli altri Stati. Ma cosa ha spinto la Slovenia a imitare da noi?

E poi, per contrasto, quali sono le ragioni del rifiuto al bilinguismo? Sembra quasi che Nova Gorica (Nuova Gorizia) si trovi in condizione di rivalità con la gemella italiana. Conseguenza del trattato di Rapallo? Della Seconda Guerra Mondiale? Chissà…

Segreti di un luogo di frontiera, dove si percepisce chiaramente che è ancora presente una barriera tra le società confinanti, seppure il muro sia stato fisicamente abbattuto, ma dove sono anche evidenti aspetti di notevole somiglianza, forse più di quanto se ne rendano conto gli abitanti del luogo.

Nova Gorica.

Il cippo che demarcava il confine italo-sloveno.

La piastra posta per metà in territorio italiano e per metà in territorio sloveno.

#diariogoriziano

Foto di: Omar BASONI ed Elena SALGARI

Testo di: Elena SALGARI